Gianni Rodari: il maestro della fantasia
Perché la fantasia è una cosa seria
Chi era Gianni Rodari?
Gianni Rodari nasce il 23 ottobre 1920 a Omegna, un piccolo paese sul lago d’Orta, in Piemonte. Figlio di un fornaio, cresce in una famiglia umile. Da ragazzo studia per diventare maestro elementare — una scelta che segnerà per sempre il suo modo di pensare alla scrittura: Rodari non scrive mai «dall’alto», non si mette mai in una posizione di superiorità rispetto ai bambini. Scrive sempre per loro, con loro, accanto a loro.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Rodari entra nel Partito Comunista Italiano e inizia a lavorare come giornalista. Nel 1950 diventa redattore de L’Unità e comincia a scrivere poesie e storie per bambini sulla rivista Il Pioniere. Da quel momento, non smette più.
Muore a Roma il 14 aprile 1980, a soli 59 anni, pochi giorni dopo aver ricevuto il Premio Andersen — il riconoscimento più importante della letteratura per l’infanzia mondiale, spesso chiamato il «Nobel dei libri per bambini».
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Le opere principali
Le filastrocche e le poesie
- Il libro delle filastrocche (1950) — le prime filastrocche apparse su Il Pioniere
- Filastrocche in cielo e in terra (1960) — la raccolta più famosa, con rime che mischiano il quotidiano e il fantastico
Le filastrocche di Rodari non sono semplici canzoncine: sono spesso politiche, ironiche, sovversive. La rima è il cavallo di Troia: attraverso il ritmo e il suono, Rodari fa passare idee che altrimenti sarebbero difficili da accettare.
I romanzi e i racconti
- Le avventure di Cipollino (1951) — il più famoso romanzo di Rodari. Cipollino è un bambino-cipolla che vive in un paese oppresso dai signori Pomodoro. Una favola politica chiarissima: i poveri si ribellano ai ricchi, e vincono.
- Gelsomino nel paese dei bugiardi (1958) — Gelsomino ha una voce così potente che quando mente si rompe qualcosa; finisce in un paese dove tutti sono obbligati a mentire.
- La freccia azzurra (1954) — i giocattoli decidono da soli di portarsi ai bambini poveri che non possono permetterseli, senza aspettare la Befana.
- Favole al telefono (1962) — una raccolta di storie brevi che un papà racconta alla figlia ogni sera per telefono. Tra le più amate: Il paese senza errori, La via Lattea, Alice Cascherina, Il palazzo di gelato.
- Il libro degli errori (1964) — una raccolta di storie e filastrocche costruite attorno agli «errori» del linguaggio, usati come pretesto creativo.
- C’era due volte il barone Lamberto (1978) — l’ultimo romanzo, in cui un ricchissimo barone scopre di restare giovane finché qualcuno pronuncia il suo nome.
La Grammatica della Fantasia (1973): il libro che cambiò tutto
Nel 1973, Rodari raccoglie in un volume le riflessioni accumulate in anni di lavoro con i bambini e gli insegnanti. Lo intitola Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie. È il libro che cambia per sempre il modo di pensare alla creatività nell’educazione.
L’idea centrale è semplice e rivoluzionaria insieme: la fantasia non è un ornamento, non è un lusso, non è la parte «facile» dell’educazione. È uno strumento fondamentale del pensiero.
Le tecniche principali
Il binomio fantastico
Prendere due parole lontane tra loro e metterle insieme per vedere cosa succede. Esempio: cane + armadio. Da questo binomio possono nascere decine di storie diverse. Il punto non è trovare la storia «giusta»: è esplorare le possibilità.
La fiaba al contrario
Prendere una fiaba classica e ribaltarla: Cappuccetto Rosso è cattiva e il lupo è buono; Cenerentola non vuole sposare il principe; il drago salva la principessa dall’eroe. Attraverso il ribaltamento, i bambini imparano a non dare nulla per scontato.
Sbagliare le fiabe
Raccontare una fiaba commettendo errori deliberati («C’era una volta Cappuccetto Giallo…») e lasciare che i bambini correggano, protestino, reinventino. L’errore diventa motore creativo.
La tavola di Propp
Rodari prende le funzioni narrative di Vladimir Propp (le 31 «azioni» che si trovano in tutte le fiabe del mondo) e le trasforma in un gioco: si estraggono a caso alcune funzioni e si costruisce una storia. È un modo per mostrare ai bambini la «grammatica» nascosta delle storie.
L’ipotesi fantastica
Partire da una domanda impossibile e costruirci sopra una storia: «Cosa succederebbe se tutti gli uomini si svegliassero domani con la pelle verde?» oppure «E se i libri potessero uscire dalle biblioteche e camminare per le strade?» L’ipotesi fantastica abitua i bambini a pensare «fuori» dalla realtà per capire meglio la realtà stessa.
Rodari e la visione dell’infanzia
Ciò che rende Rodari unico non è solo la tecnica: è la visione che sta dietro le tecniche.
Per Rodari, il bambino non è un adulto in miniatura da educare e formare secondo canoni prestabiliti. Il bambino è un essere umano completo, con una propria intelligenza, una propria fantasia, una propria visione del mondo — spesso più ricca e più libera di quella degli adulti.
Questa visione ha conseguenze precise:
- Il bambino non va protetto dalla complessità — va accompagnato nel confrontarsi con essa
- Gli errori non sono fallimenti — sono opportunità creative
- La scuola non deve conformare — deve liberare
- La letteratura non deve insegnare la morale — deve aprire possibilità
Questa visione è profondamente rivoluzionaria nel contesto italiano del dopoguerra, in cui la scuola è ancora molto autoritaria, i libri di testo celebrano una versione edulcorata e conformista della realtà (quelli che Rodari chiama i «pampini bugiardi»), e i bambini sono considerati destinatari passivi di un sapere che gli adulti trasmettono dall’alto.
L’eredità di Rodari: perché «Dopo Rodari»?
Quando Rodari muore nel 1980, lascia un’eredità enorme. Non solo le sue opere — che continuano a essere lette, tradotte, amate in tutto il mondo — ma soprattutto un modo di pensare alla letteratura per l’infanzia e all’educazione.
Cosa cambia dopo Rodari nella letteratura
- Gli autori che vengono dopo sanno che i bambini possono leggere storie complesse, ambigue, ironiche
- Le fiabe non devono finire bene: possono finire in modo aperto, malinconico, interrogativo
- I protagonisti non devono essere perfetti: possono sbagliare, arrabbiarsi, dubitare
- I temi «difficili» — la morte, la povertà, la guerra, l’ingiustizia — entrano nella letteratura per l’infanzia senza essere nascosti
Cosa cambia nella didattica
- L’insegnante non è più l’unico depositario del sapere: è un facilitatore di creatività
- Il bambino è un costruttore attivo di significati, non un recipiente passivo
- La scrittura creativa diventa una pratica centrale nella scuola primaria
- La letteratura non è solo materia di studio: è strumento di vita
Cosa cambia nel mercato editoriale
- Nascono nuove case editrici e collane che sperimentano formati, linguaggi, temi nuovi
- L’albo illustrato si afferma come genere autonomo e rispettato
- Gli autori stranieri (Sendak, Lionni, Dahl) vengono tradotti e letti in Italia
Rodari e la fiaba: il punto di contatto con Oscar Wilde
C’è un filo che collega Oscar Wilde a Gianni Rodari, e passa proprio attraverso la fiaba.
Wilde, mezzo secolo prima di Rodari, aveva già capito che la fiaba può essere molto di più di un racconto per addormentare i bambini. Può essere uno spazio in cui mettere in discussione le convenzioni sociali, denunciare l’ingiustizia, esplorare le emozioni più profonde.
Rodari riprende questa intuizione e la porta alle sue conseguenze più radicali: la fiaba non va solo letta, va riscritta, ribaltata, trasformata. Il bambino non è solo il destinatario della fiaba: è il suo autore.
Quando nelle slide del corso si parla di «Dopo Rodari», si intende proprio questo: un modo di fare letteratura per l’infanzia che non dà nulla per scontato, che rispetta l’intelligenza dei bambini, che usa la fantasia come strumento di libertà.
Il percorso che abbiamo costruito in questo sito — da Wilde a Munari, da Lionni a Pitzorno — è tutto dentro questo modo di pensare. È tutto, in un senso o nell’altro, figlio di Rodari.
"Mi auguro che tutti gli uomini sappiano usare la parola per cambiare il mondo."
— Gianni Rodari, Premio Andersen 1970